Archivi del mese: marzo 2010

Soufflé di piselli su vellutata di carote

In attesa dei risultati delle elezioni ho fatto questa cosa.

Ingredienti (per 4 persone):

250 grammi di piselli secchi spezzati
4 uova
2 carote grandi (o 3 piccole)
1 cipolla bianca

Fare bollire i piselli secchi in poca acqua per 40 minuti, se necessario aggiungere acqua se se asciuga troppo. Il risultato deve essere una crema non troppo densa. Salare e pepare. Lasciare intiepidire.
Sbattere 4 uova con un pizzico de sale e uno di noce moscata. Unire ai piselli e amalgamare bene. Riempire dei contenitori di alluminio (usa e getta) con la crema ottenuta, dopo averli spennellati d’olio e cosparsi di pangrattato. Infornare per 10/15 minuti. Sono cotti quando uno stuzzicadenti infilato dentro esce quasi asciutto

Saltare in padella a fuoco alto le carote e la cipolla tagliate a pezzi. Quando cominciano a rosolare aggiungere 1 bicchiere d’acqua, coprire, fare cuocere per 10 minuti. Salare, pepare e frullare il tutto, se serve aggiungere acqua per ottenere una crema vellutata e molto morbida.

Distribuire 3 o 4 cucchiai di vellutata di carote sul fondo dei piatti e metterci sopra i soufflè di piselli appena tolti dai contenitori.

Santoni, guru e berluscones

Qualche giorno fa è stato arrestato un “guru” che con qualche scusa bizzarra si faceva consegnare dai suoi “adepti” (un migliaio di persone) denaro, figlie, proprietà e tutto quello che poteva arraffare.

Non è il solo. Ce ne sono stati molti che hanno abbindolato povera gente, Vanna Marchi compresa, ma che di persone ne ha rovinate decine di migliaia, vendendo amuleti, talismani e creme dimagranti a base di acqua fresca.

In questi casi io penso alle persone che sono state fregate dal guru. Cerco di capire come sia possibile non riuscire a distinguere tra un truffatore e un onesto. Le truffe in questi casi non sono affatto sofisticate, anzi, sono le più becere possibili: per 100 euro ti vendo un talismano (personalizzato) che risolverà i tuoi problemi. Poi se la cosa non funziona vuol dire che il tuo maleficio è “super”, allora vieni da me, che per le modica cifra di qualche decina di migliaia di eiro ti faccio un trattamento personalizzato che sicuramente risolverà. E c’è gente, tanta, che ci casca.

Queste persone sono quelle che si chiamavano una volta “i poveri di spirito”, quelli che non hanno il pur minimo strumento per capire la realtà, quelli che hanno paura ad andare in posta a fare una raccomandata perchè non sanno neppure cosa chiedere, quelli che non hanno mai preso una decisione ragionata perchè le scelte le ha sempre decise qualcun’altro, quelli che parlano sempre per sentito dire, quelli che votano quello che vota qualcuno di cui si fidano.

Al tempo delle ideologie forti (fascisti, democristiani, comunisti, ci metto anche la chiesa) i partiti accoglievano schiere di queste persone dando loro sicurezza. In “sezione”, o in parrocchia c’era sempre qualcuno disposto ad aiutarli, a suggerire scelte (in buona o cattiva fede, non importa), in fondo erano un patrimonio di voti prezioso.

Oggi, tempo in cui la capacità di analisi o l’attitudine al dubbio è un inutile orpello, le ideologie sono state sostituite dalla “capacità di fare”, dal vittimismo, dalle dimostrazioni di forza al di là e al di sopra delle regole, che la gente non ricorda neppure, dal desiderio di emulazione. E i “poveri di spirito” ci cascano di nuovo.

Non vorrei sembrare razzista, assolutamente, provo per queste persone una profonda compassione. Mi chiedo solo cosa possiamo fare per loro e per le nuove generazioni, per evitare che i giovani crescano senza accorgersi che esistono delle regole, perchè dubitino sempre di ciò che sentono, perchè non ragionino per sentiti dire.

Perchè ciò che di buono si può fare per loro lo facciamo anche per noi.

Pane, “edible art”

Da anni faccio il pane, a casa, con il semplice forno elettrico della cucina. Mi piace molto preparare pani sempre diversi, ma con qualche punto fermo di successo.

Ho impiegato anni a ottenere questi risultati, la svolta è avvenuta quando ho cominciato a usare il lievito naturale che mi sono fatto e che accudisco un paio di volte alla settimana. La storia del mio lievito naturale è qui.

I primi pani che ho prodotto avevano una crosta spessa e durissima e l’interno poco cotto e gommoso anche se lo lasciavo in forno più del necessario. Poi, un po alla volta, ho scoperto qualche trucco, anzi qualche esperienza di altri. Ma si impara a fare il pane solo facendolo. Sono troppe le variabili che impediscono di riprodurre le ricette trovate in giro: il tipo di farina, l’umidità dell’aria, la temperatura esterna e interna della casa, la forza del lievito, il forno.

Dopo un po’ si sviluppa una certa sensibilità che consente di “creare” pani di buona qualità.

Penso che fare il pane (in modo non industriale, ovviamente) e cucinare in generale sia un atto artistico, una performance in cui si usa la creatività per trasformare la materia. Forse esagero, ma lo credo veramente. In più, questo tipo di arte è deperibile, felicemente deperibile, perchè di solito viene “consumata” dalle persone che ci stanno intorno, dalle persone che amo.

Tre milioni e il fondo

Ricordo molto bene il 23 marzo 2002, quando Cofferati, per difendere l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, chiamò a raccolta il “popolo della sinistra” e parlò a Roma, al Circo Massimo, davanti a tre milioni di persone (ovviamente la questura avrà detto che erano 300.000 e Bondi che erano una quindicina).

Che cosa ha spinto tre milioni di persone a radunarsi nello stesso posto? Mostrare fisicamente, materialmente l’indignazione di ognuna di quelle persone per il tentativo del governo di modificare un diritto.

E cosa è cambiato da allora ad oggi. Quanti diritti sono stati tolti da questo governo? Quante leggi modificate per il proprio tornaconto? Quanti favori a chi ha commesso illegalità, come lo scudo fiscale. Tutte leggi che favoriscono i pochi (amici) togliendo quindi ai molti i diritti che la costituzione e le leggi dovrebbero garantire.

E perchè allora la gente non fa nulla? Perchè siamo sempre solo noi che ci scambiamo indignazioni ma non riusciamo a far indignare altri?

Forse manca qualcuno che “chiami” la gente all’indignazione, qualcuno di forte, di credibile, che possa raccogliere a prescindere dal partito di appartenenza.

Si, credo abbia ragione Lucrezia, siamo noi ad avere toccato il fondo. Loro alzano asticelle e noi (scusate la genericità) ci appiattiamo verso il basso, verso il fondo, che non si raggiunge mai.

ingenuità, pubblicazioni e Facebook

Oggi è una giornata grigia e piovosa. Questo influisce sul mio umore e sul modo in cui io interpreto la realtà. Quindi prendete ciò che scrivo come lo sfogo di un metereopatico e scusatemi se urto qualcuno.

Frequento Facebook da un po di tempo, ho più di 500 “amici”, 20 o 30 sono quelli veri, a cui tengo. E’ normale, credo. Molti mi hanno chiesto l’amicizia e poi sono spariti, sono silenti, non pubblicano o non commentano mai.

Con altri invece ho iniziato (o proseguito) vere amicizie, ci siamo incontrati, ci sentiamo spesso anche fuori da Facebook.

Oggi, giornata piena di notizie sulla riammissione o meno di alcune liste elettorali, ho riflettuto su alcuni comportamenti relativi alla pubblicazione o ripubblicazione di notizie.

E’ ovvio che in FB ci si ritrovi “amici” di persone che in qualche modo condividono qualcosa con te e la politica è un elemento importante della scelta. Non mi va di essere amico di qualcuno che ama cucinare come me, ma è un fascista. Forse sono troppo rigido, ma sono fatto così. Un po intollerante, c’è un limite a tutto.

Oggi la mia bacheca era piena di pubblicazioni di articoli di Repubblica (il sito) e di altre fonti (ansa, altri giornali online) che riguardavano appunto la non accettazione del ricorso della lista Formigoni e/o Polverini. Era come dire “visto, stavolta sono fregati” oppure “abbiamo vinto”.

E qui il mio discorso si sdoppia.

Una prima considerazione riguarda la pubblicazione (e spesso la ripubblicazione) di notizie. Ma se io voglio essere informato di qualcosa, tengo aperto il sito di Repubblica, o dell’Ansa, non mi aspetto di trovare flussi di notizie in tempo reale su FB. Perchè pubblicare e ripubblicare cose che tutti sanno, che i miei amici già sanno, perchè la pensano come me e quindi leggono le stesse fonti.

La seconda considerazione è più personale e riguarda il significato di queste pubblicazioni. E’ un pò come dire “questa volta abbiamo vinto”, ma io penso sia una ingenuità, e per molti motivi.

Il primo è che certamente, in un qualche modo, riammetteranno le liste ora sospese. Si troverà una soluzione, di certo, con mille polemiche, litigi, editoriali di Minzolini, ma si troverà.

Il secondo è che anche io penso che sia davvero poco democratico impedire a metà dei votanti di esprimere il proprio voto, anche se sono i miei avversari politici. Si vincono le elezioni per motivi politici, non per assenza dell’avversario. Sarebbero delle elezioni bulgare, come si diceva una volta.

Leggi, leggine, macchine del tempo e gentiluomini

Più di 500 firme per la presentazione della lista Formiconi in Lombardia non sono state vidimate? Ma che problema c’è?

Si fa una leggina che dice che è sufficiente una firma ogni 10 pagine e un timbro ogni 20, e già che ci siamo è retroativa di una ventina di giorni e voilà, tutto sistemato.

Un pirla va a farsi un panino invece di consegnare entro le 14 la lista del PDL in Lazio? Ma che problema c’è?

Si fa una leggina che inserisce la pausa pranzo nei termini di presentazione delle liste e voilà, tutto sistemato, magari anche questa retroattiva di qualche giorno.

Ebbene si, siamo in uno di quei film di fantascienza in cui viene inviato un agente nel passato per modificare un fatto che cambia il presente.

Avete pestato una merda? Che problema c’è? Basta fare una leggina che dichiara che quella merda non poteva stare in quel posto e voilà, la vostra scarpa non puzza più.

I giudici di un processo non accettano come lecito un impedimento a presentarsi in tribunale? Si fa una bella legge che rende legittimo qualunque impedimento. E anche questa volta: voilà, risolto.

Ma perchè non si incazzano tutti? Perchè non si sentono presi per il culo quelli che per un timbro mancante devono rifarsi tutte le pratiche per avere un passaporto? Perchè quelli che quando chiude un ufficio dopo aver fatto 3 ore di coda si rassegnano a tornare il giorno dopo non si incazzano?

Berlusconi dice che per una eventuale leggina che salvi le due liste in Lombardia e in Lazio chiederà a Bersani un “accordo tra gentiluomini”.

Gentiluomini? Ma per favore…

Asticelle

Un atleta alza l’asticella, fa il nuovo record del mondo di salto in alto e di colpo ci si dimentica dei salti precedenti, dei record superati, dei saltatori che sono stati campioni del mondo.

Viene scoperto un giro di tangenti, anzi due, enormi, immorali, che danneggiano noi tutti, perchè i soldi di quelle tangenti sono i nostri. E dopo pochi giorni la morale comune alza l’asticella: tangentopoli era molto meglio, almeno i soldi in quel caso servivano per finanziare i partiti, mica finivano in proprietà personali.

Ecco, l’asticella si alza e ciò che sta sotto quel livello diventa normale. E a questo si prestano tutti: la stampa, i politici, l’opinione pubblica.

Già, l’opinione pubblica, cioè noi. Noi è un concetto molto vago, sempre più vago. Come fa il pubblico a formarsi un’opinione? La risposta giusta dovrebbe essere “accedendo a fonti informative affidabili, di qualità e quantità adeguate”. State già ridendo, vero? Oggi non esistono più le notizie. Sempre più spesso arriva l’interpretazione o la smentita prima della notizia.

E l’asticella si alza sempre di più.

Coetzee diceva “Si fa l’abitudine a tutto, anche al continuo peggioramento di ciò che già era ai limiti della sopportazione” e lo diceva in un romanzo intitolato, appunto, “Vergogna”.