Archivi del mese: marzo 2010

Leggi, leggine, macchine del tempo e gentiluomini

Più di 500 firme per la presentazione della lista Formiconi in Lombardia non sono state vidimate? Ma che problema c’è?

Si fa una leggina che dice che è sufficiente una firma ogni 10 pagine e un timbro ogni 20, e già che ci siamo è retroativa di una ventina di giorni e voilà, tutto sistemato.

Un pirla va a farsi un panino invece di consegnare entro le 14 la lista del PDL in Lazio? Ma che problema c’è?

Si fa una leggina che inserisce la pausa pranzo nei termini di presentazione delle liste e voilà, tutto sistemato, magari anche questa retroattiva di qualche giorno.

Ebbene si, siamo in uno di quei film di fantascienza in cui viene inviato un agente nel passato per modificare un fatto che cambia il presente.

Avete pestato una merda? Che problema c’è? Basta fare una leggina che dichiara che quella merda non poteva stare in quel posto e voilà, la vostra scarpa non puzza più.

I giudici di un processo non accettano come lecito un impedimento a presentarsi in tribunale? Si fa una bella legge che rende legittimo qualunque impedimento. E anche questa volta: voilà, risolto.

Ma perchè non si incazzano tutti? Perchè non si sentono presi per il culo quelli che per un timbro mancante devono rifarsi tutte le pratiche per avere un passaporto? Perchè quelli che quando chiude un ufficio dopo aver fatto 3 ore di coda si rassegnano a tornare il giorno dopo non si incazzano?

Berlusconi dice che per una eventuale leggina che salvi le due liste in Lombardia e in Lazio chiederà a Bersani un “accordo tra gentiluomini”.

Gentiluomini? Ma per favore…

Asticelle

Un atleta alza l’asticella, fa il nuovo record del mondo di salto in alto e di colpo ci si dimentica dei salti precedenti, dei record superati, dei saltatori che sono stati campioni del mondo.

Viene scoperto un giro di tangenti, anzi due, enormi, immorali, che danneggiano noi tutti, perchè i soldi di quelle tangenti sono i nostri. E dopo pochi giorni la morale comune alza l’asticella: tangentopoli era molto meglio, almeno i soldi in quel caso servivano per finanziare i partiti, mica finivano in proprietà personali.

Ecco, l’asticella si alza e ciò che sta sotto quel livello diventa normale. E a questo si prestano tutti: la stampa, i politici, l’opinione pubblica.

Già, l’opinione pubblica, cioè noi. Noi è un concetto molto vago, sempre più vago. Come fa il pubblico a formarsi un’opinione? La risposta giusta dovrebbe essere “accedendo a fonti informative affidabili, di qualità e quantità adeguate”. State già ridendo, vero? Oggi non esistono più le notizie. Sempre più spesso arriva l’interpretazione o la smentita prima della notizia.

E l’asticella si alza sempre di più.

Coetzee diceva “Si fa l’abitudine a tutto, anche al continuo peggioramento di ciò che già era ai limiti della sopportazione” e lo diceva in un romanzo intitolato, appunto, “Vergogna”.